Intervista a Marlon James

Nei giorni di Bookcity si è parlato molto anche di Afriche, con numerosi interventi di grandi scrittori. Il plurale, Afriche, è d’obbligo, visto che il continente ha in sé diverse nature e soprattutto che la diaspora africana ha dato origine a importanti comunità in tutto il mondo, dalle quali arrivano musica, teatro e soprattutto libri sempre più interessanti. E gli afroamericani sono tra gli artisti più vivaci, e Marlon James, che non è potuto venire a Milano per la rassegna, è sicuramente uno dei più originali. Allora ci siamo fatti raccontare da lui qualcosa di più sul suo Leopardo nero, lupo rosso, ambientato in un’altra Africa.

Leopardo nero, lupo rosso è una quest, la storia di un uomo in cerca di qualcosa (un bambino, la verità, la sua natura umana). A raccontare la storia è l’uomo stesso, che si presenta con un nome che non è il suo, proprio come nell’incipit di Moby Dick – Chiamatemi Ismaele. Volevi scrivere il romanzo epico africano?

In un certo senso concordo con il riferimento, perché ho letto Moby Dick e penso che ogni libro entri a far parte del tuo DNA. E sicuramente volevo scrivere un’opera che raccogliesse in sé le culture africane, le culture della diaspora africana. D’altro canto, quando ho iniziato a scrivere Leopardo nero, lupo rosso sapevo che sarebbe stato il primo volume di una trilogia con tre narratori diversi. Quello dell’Inseguitore, che racconta la storia in questo primo romanzo, è quindi solo uno dei punti di vista da cui il lettore conoscerà la storia. In questo modo, sarà proprio il lettore a decidere di chi fidarsi, a decidere qual è il narratore affidabile e quale invece no, proprio come lo deciderà l’Inquisitore, che li interroga. Nel secondo romanzo, a raccontare sarà la strega Sogolon, e la sua versione sarà molto differente da quella dell’Inseguitore.

I tuoi personaggi passano dalla forma animale a quella umana e viceversa: è un riferimento ai superpoteri di fumetti come Black Panther, ma anche alla natura mutevole degli esseri umani?

Per me la cosa più importante era descrivere la natura umana in modo non convenzionale, fluido, ed è proprio la fluidità della forma la caratteristica principale che ho voluto dare al romanzo stesso. Tutto cambia, niente è definito univocamente. La distinzione tra animale e umano, tra gender e identità sessuale sono superati: la natura umana è universale e onnicomprensiva. Nella mitologia e nel folklore africani ai quali mi sono ispirato, l’identità è amorfa e cambia adattandosi alle situazioni: non c’è separazione tra animale e umano, tra maschile femminile.

Sei mai stato in Africa?

Sì, sono stato in Nigeria diversi anni fa ed è stato interessante, ma per creare il mondo di Leopardo nero, lupo rosso – che è un fantasy, in ogni caso, non dimenticarlo – mi sono basato sulla ricerca e sulle mie radici giamaicane. La Giamaica è stato un paese coloniale e si porta dietro quindi un retaggio molto vasto, che ho voluto sgombrare dal punto di vista dei colonialisti e riportare all’origine africana. Volevo liberare la storia dai pregiudizi dovuti all’ignoranza e alle abitudini legate alle successive stratificazioni culturali. L’Africa del mio libro è quindi molto legata alle tradizioni del Centrafrica (la regione più devastata dalle razzie schiaviste), che fanno parte della mia eredità culturale. È un po’ come Il Signore degli anelli, per scrivere il quale Tolkien ha attinto ai miti inglesi e a quelli nordici.

Hai incontrato scrittori africani, per esempio i nigeriani Wole Soyinka e Ngugi wa Thiongo?

Sì, ma li ho incontrati da fan, da lettore accanito. È stato Salman Rushdie lo scrittore – poi diventato amico, che dio lo benedica – che mi ha ispirato nel mio lavoro. Soprattutto, mi ha aperto gli occhi sull’uso della lingua: gli scrittori africani si interrogano sull’uso dell’inglese, lingua imposta che ha offuscato quelle originarie, mentre Rushdie mi ha fatto capire che è uno strumento espressivo, con molte possibili varianti.

Ultima domanda: che cosa pensi dell’adattamento TV di Leopardo nero, lupo rosso?

Sai che Warner ha comprato i diritti della serie, e siccome il produttore sarà Michael B. Jordan, dico a tutti che Killmonger (il protagonista di Black Panther interpretato da Jordan, ndr) farà la serie basata su Dark Star (la trilogia di cui Leopardo nero, lupo rosso è il primo volume, ndr). Sono molto contento, perché sarà una storia ancora diversa destinata alla diaspora africana. E non mi preoccupa affatto come la interpreteranno, non sono il tipo di autore che vuole per forza dire la sua, anzi sono molto interessato alla loro interpretazione. Per il momento il progetto è ancora in fase iniziale, dovremo aspettare per vederlo sullo schermo.

Marlon è stato molto gentile e generoso al telefono, e le cose da chiedergli sarebbero state ancora davvero tante. Per il momento però è tutto, ci rileggiamo la prossima volta.

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