Intervista a Ugo Barbàra sul suo nuovo romanzo

Francesca Lang, editor di Frassinelli, intervista il “suo” autore, Ugo Barbàra, sui temi del romanzo Due Madri.

DOMANDA: Il tuo nuovo romanzo, Due madri, si discosta non poco dalla tua produzione precedente. Come mai questo cambiamento?

RISPOSTA: In realtà è un ritorno alle origini. Il mio primo romanzo, ‘Desidero informarla che le abbiamo trovato un cuore’, è molto più vicino a Due madri di quanto lo siano tutti quelli che lo hanno seguito. Quella dei thriller e dei noir non è una stagione chiusa: non sono il tipo che si mette lì a pensare a cosa va di moda o a cosa richiede il mercato. L’unico metro che uso è la voglia di raccontare una storia. Se inizio a immaginarne una e sento il bisogno di scriverla, allora vuol dire che è la storia giusta. Altrimenti è un’idea da tenere nel cassetto in attesa che maturi.

D: Le due madri del titolo sono protagoniste di due storie lontane per tempi e luoghi, ma vicine in un senso più profondo. Cosa accomuna queste due donne?

R: Sono sempre stato affascinato dalle storie parallele. Quella di Stella e di Olga sono parallele distanti, ma che rispondono a uno stesso interrogativo: come si comporterà una donna – una madre – messa in una condizione estrema? La risposta è nelle scelte che entrambe fanno nel momento in cui devono rinunciare alla propria vita. In tutte le vicissitudini che affrontano, il loro pensiero costante è uno solo: ‘devo salvare mio figlio, a qualunque costo’. E’ un pensiero che accomuna tutti i genitori: non conosco un padre che non si getterebbe nel fuoco per il proprio figlio. Ma nel sacrificio di una madre – di queste Due Madri – c’è una costanza che va al di là dell’evento eccezionale che può essere la guerra o la fuga.

D: L’Italia della Seconda guerra mondiale, l’Argentina degli anni ’80. Che cosa ti ha colpito di queste due epoche, tanto da farne le coprotagoniste del romanzo?

R: La Seconda Guerra Mondiale esercita una fascinazione che a distanza di settanta, ottanta anni è ancora fortissima. E’ un’esperienza che affascina, incuriosisce e atterrisce tanto gli studenti di scuola media quanto i baby boomers ed è il vero spartiacque tra la generazione di mia nonna e mio padre – che l’hanno vissuta – e quelli che la guerra l’hanno vista solo in televisione. Le radici della società in cui viviamo sono nelle contraddizioni di quegli anni, che nei racconti di mia nonna – cui il romanzo è ispirato – sono rappresentati a colori vividi. L’Argentina di Videla e dei desaparecidos, invece, ha profondamente segnato la mia generazione, figlia di una democrazia ancora giovane eppure pronta a scendere in piazza per i diritti di un popolo vicino nello spirito anche se così distante. E’ stato come un fantasma, quasi un monito, che ci ha accompagnato per anni. Un po’ come le storie dei nostri nonni.

D: Nel romanzo, c’è un personaggio o una scena a cui sei più affezionato, a cui hai affidato il tuo pensiero?

R: In ogni romanzo c’è un momento magico. Un momento in cui lo scrittore sente una sintonia perfetta con le storia che racconta. Spesso sono le pagine più dolorose. C’è un lutto che colpisce una delle protagoniste e le arriva sulle spalle in un modo inatteso, con un ‘messaggero’ ancora più inatteso. Ecco: quello è stato il momento più intenso di Due Madri e credo che il lettore se ne accorga. Quanto al pensiero, immagino sia distribuito in tutta la storia ed è nella costante scoperta da parte delle protagoniste che il bene non è sempre e solo in quelli che ci illudiamo siano i buoni né il male in quelli che crediamo siano i cattivi.

D: In Due madri il confine tra bene e male è piuttosto sfumato, non ci sono buoni o cattivi. O meglio, sì, ma non nel modo in cui si aspetterebbe il lettore. Ogni personaggio, a seconda degli eventi che si trova ad affrontare dà una piega diversa alla sua vita, ai suoi comportamenti e valori. Credi che valga anche nella “vita vera”?


R: Credo che molto dipenda dalle circostanze. In una vita senza scossoni, in un’esistenza che non conosce traumi è facile conservare una rettitudine morale che fa di un uomo o di una donna un buono. Così come è facile definire cattivo chi, anche in un momento o in un contesto in cui l’egoismo e la violenza sono assolutamente superflue, calpesta le esistenze altrui. Ma il mondo in cui si muovono queste due madri è a tinte molto forti ed è profondamente segnato dall’ambiguità, anzi dalla ambivalenza di quasi tutti i personaggi. Stella e Olga si trovano a muoversi in una realtà in cui non ci sono solo ampie zone grigie, ma in cui ciò che è bianco può all’improvviso diventare nero e viceversa. La loro forza è nel sapere riconoscere questi mutamenti e sopravvivere, senza lasciarsi travolgere dalla Storia.

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