“Io sono un padre adottivo” Eugenio Gardella

Io sono un padre adottivo, ma sono anche un padre “biologico”. Questo particolare punto di vista, fra l’altro, mi ha fatto capire che l’adozione è parte di ogni genitorialità. Anche di quelle “naturali.”

Non è la carne e il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli.” scriveva Friedrich Schiller. Anche un figlio “naturale” può non essere riconosciuto e può essere abbandonato. Avere un figlio significa sempre adottarlo. Così è per tutto, del resto. L’adozione è il fondamento delle relazioni umane. L’adozione è comprendere l’altro da sé. E’ non lasciare soli gli altri esseri umani. Noi decidiamo di adottare chi amiamo, siano essi, figli, compagni, amici o persone da salvare.

Mio figlio è nato in Cambogia. Sulle rive tropicali del Mekong. Da quali sguardi, da quali svelte gambe nella notte calda e senza inverno, da quali durezze della vita provenga non lo so. Si tratta di una memoria della pioggia quella che io conservo per lui, la conservo per quando sarà grande e sulla mia incertezza sfogherà l’inquietudine del vuoto che lo ha originato. Questo ho deciso di accogliere. Questo per sempre mi è entrato nel cuore. Non esiste figlio più grande, non esiste amore più grande dei suoi snelli fianchi che non mi appartengono. Non esiste superficie più aggraziata della sua pelle che si veste di caffè con il sole dell’estate.

Questa è l’adozione.

Quando ho varcato il confine a Phnom Penh, il mio istinto allenato da anni a intuire l’animo degli uomini mi ha sussurrato che qualcosa stava accadendo. C’era profumo di dittatura e follia nel vento caldo che proveniva dall’equatore della terra.

Ho in quel vento incontrato mio figlio.

Nella penombra fra decine di lettini con le sbarre.

Lì ho incontrato i suoi occhi di carbone bagnato, occhi in cui bruciava tutta la tristezza e la bellezza del mondo, lì, in ginocchio, sono divenuto padre.

Ho portato via mio figlio.

Lontano da quella terra magnifica come un paradiso perduto. Pochi mesi. L’ho strappato via da un mondo complesso. Non senza dolore. Per portarlo in un mondo semplice dove io lo avrei protetto per sempre da tutti e da tutto. Questo è adottare. Semplicemente essere padri e figli. Questa è l’argilla su cui si regge il mondo. I mattoni con cui costruiremo il nostro futuro. Questo il presente. Queste le radici. Tutto in una scelta. Scegliere di esserci. Di esserci, fino all’ultimo, esserci per quell’abbraccio.

0005381FAU.JPG Eugenio Gardella »
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