Alchimisti di parole, intervista a Silvia Fornasiero

La misura delle nostre vite è una raccolta di frasi e aforismi tratti dai libri di Toni Morrison. Sono parole in cui si distillano molte delle caratteristiche della scrittrice: il suo stile poetico, a tratti aspro, spesso musicale, sempre folgorante per originalità e sintesi; il suo senso della letteratura sostanzialmente come ricerca della verità – umana, letteraria, filosofica, politica – e quindi come responsabilità personale di chi scrive; il suo rigore e la sua intransigenza ma anche la sconfinata tenerezza per gli esseri umani. Leggere queste frasi è un ripasso per chi la conosce e uno stimolo per chi ne ha sentito parlare ma non ha ancora trovato il tempo di scegliere un romanzo attraverso il quale avvicinarsi alla sua opera. Considerando che Morrison è stata anche e soprattutto una paladina dei diritti degli afroamericani, ma che i suoi romanzi parlano di madri e figlie, di mariti e mogli, di sopraffazione e libertà. Parlano, insomma, di tutti noi.

A introdurre questo libro è stata chiamata Zadie Smith, la cui prefazione è stata tradotta da Silvia Fornasiero, traduttrice anche di una larga parte del lavoro di Morrison. Perciò abbiamo chiesto a Silvia qualche impressione in più sulla raccolta.

La misura delle nostre vite mi è sembrato innanzitutto un omaggio (doveroso) alla grande scrittrice scomparsa la scorsa estate, un modo di offrire ai lettori gli spunti per una lettura più approfondita. Che impressione hai avuto, da traduttrice e profonda conoscitrice di Toni Morrison?

Confesso che appena ho avuto in mano il libro la mia prima sensazione è stata quella di un certo spaesamento, perché la scrittura di Toni Morrison non è quasi mai aforistica, bensì ricca, sfaccettata, fluviale (quante volte ho sudato per sciogliere certi suoi periodi!), perciò non ero abituata a considerarla per frammenti isolati, come sono quelli proposti nella raccolta. Tuttavia, procedendo nella lettura, mi sono trovata a riconoscere al volo alcune frasi, a scoprirne altre come se fosse la prima volta, e a restare senza fiato davanti alla bellezza, alla profonda verità di altre ancora. Mi auguro quindi che questa collezione di “assaggi” possa invogliare i lettori a scoprire, o riscoprire, le opere di questa grande scrittrice nella loro interezza, per poterle apprezzare come meritano.

Le frasi sono scelte secondo un criterio tematico, in linea di massima, e i temi spaziano dai sentimenti più umani, come l’amore, la gelosia, il senso di solitudine, alle riflessioni sulla scrittura come atto di responsabilità. Morrison ha questo approccio nella sua opera in generale?

Certamente. La sua aspirazione, come ha scritto, è sempre stata quella di produrre letteratura che fosse “indubbiamente politica e insieme irrevocabilmente bella” – una delle sue frasi che amo di più proprio perché racchiude in poche parole la sua concezione del proprio lavoro di scrittrice: una persona chiamata a scrivere per la comunità (nel suo caso, prima di tutto la comunità afroamericana), a descrivere il mondo nella sua crudezza, ma anche nel suo splendore, e insieme a ricordare a tutti i lettori che l’umanità è qualcosa di più e di meglio di ciò che spesso riesce a essere. Il discorso di accettazione del premio Nobel costituisce forse il punto più alto della riflessione di Toni Morrison sul significato della letteratura, e non a caso il titolo di questa raccolta è tratto da una delle frasi più memorabili di quel discorso: “Moriamo. Forse è questo il significato della vita. Ma produciamo il linguaggio. E forse è questa la misura delle nostre vite”.

Negli ultimi mesi, molti circoli di lettura si sono avvicinati a Toni Morrison, quasi sempre attraverso il suo capolavoro, Amatissima. Quale altro libro consiglieresti al neofita, e perché?

Tra i più recenti consiglierei Il dono, che risale ai primi anni della colonizzazione europea dell’America per cercare le radici del razzismo e della schiavitù attraverso la vicenda toccante di una giovane schiava, Florens, per la quale l’autrice ha inventato una lingua personalissima, ibrida, intensamente poetica. Il mio preferito dei primi romanzi di Morrison è invece Canto di Salomone, scritto in memoria del padre: un viaggio del protagonista alla ricerca di sé, alla scoperta del valore della comunità e del passato; un testo talmente complesso, profondo e variegato che è difficile presentarlo in poche parole, e che contiene una descrizione folgorante del colore nero che da sola, per me, vale la lettura.

E infine: hai tradotto la prefazione di Zadie Smith, che mi è sembrato un lucido ma anche personalissimo omaggio a Toni Morrison, punto di riferimento letterario e non solo per ben più di una generazione di scrittrici e scrittori. Che cosa pensi di questo articolo?  

Come si vede dalla data in calce, 7 agosto 2019, si tratta di un testo composto a caldo, a pochi giorni dalla morte di Toni Morrison, e la commozione sincera di Zadie Smith traspare chiaramente dalle sue parole. Insieme ad altre testimonianze che ho avuto modo di leggere in quei giorni, mi ha aiutato a comprendere a livello concreto, umano, un aspetto che prima non avevo colto pienamente, e cioè il grande debito di riconoscenza che molti giovani neri avvertono nei confronti di Toni Morrison per avere narrato la loro vita, proposto loro un modello cui ispirarsi, per essere stata tra le prime a ridare dignità alla cultura afroamericana, prima pressoché assente nel panorama culturale degli Stati Uniti. Come scrive Zadie Smith, “Toni Morrison si è messa al servizio della sua gente, e pochi scrittori sono stati chiamati a farlo, e lo ha rivendicato come un privilegio”. Credo che il suo omaggio appassionato a Toni Morrison sia un’introduzione eccellente alla lettura della raccolta.

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